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>> (CONTRIBUTO AUDIO) Renato Pollini racconta a

Luciana Rocchi e Antonio D'Agnelli della sua

elezione a Sindaco di Grosseto

(intervista del 12.07.01)

 

La scomparsa di Renato Pollini

 

Il Tirreno, 24.08.2010

Fu un grande sindaco comunista, dal tratto umano

LUCIANA ROCCHI, ISGREC GROSSETO


In un tempo in cui essere stato comunista sembra un bagaglio ingombrante per alcuni, da molti è usato come un insulto, Renato Pollini portava quella che era un’esperienza lunga quasi quanto la sua vita con orgoglio, sobrietà, onestà intellettuale, le stesse che avevano guidato il suo operare da politico. E in un’epoca in cui pubblico e privato spesso vengono confusi, gli interessi scambiati per valori, ricordare il senso dello Stato e delle istituzioni di cui la sua vita pubblica e privata dà testimonianza fa bene a chi ne ha rispetto. Persino del carcere, il torto che il suo paese gli fece, ebbe rispetto, vivendolo con dignità, operosamente, dandosi da fare per migliorare quel che era possibile della difficile vita dei detenuti. Si è a rischio di retorica, parlando di un uomo e politico di questa natura, a maggior ragione pensando al suo tratto umano. Ne dette prova, nella festa per gli 85 anni, pochi mesi fa, a Firenze, replicando poche, scarne frasi a chi ripercorreva la lunga lista delle opere concrete che aveva saputo costruire per la sua città, la sua regione e il paese - da sindaco, assessore regionale, senatore, amministratore delle finanze del suo partito - per cui rappresentanti politici e istituzionali gli esprimevano gratitudine. Ricordò i brevi trafiletti con cui la stampa aveva dato notizia di 8 assoluzioni, a fronte di pagine e pagine di informazione e commento su capi d’accusa, arresto e processi. E poi, volle chiosare il manifesto, dono dell’illustratore satirico Bobo - Enrico Berlinguer guida del Pci, Renato Pollini che stringeva sottobraccio accortamente una borsa - con una frase ironica, che suonava così: quando abbandonai l’amministrazione del partito, avevo saldato fino all’ultima lira il debito con i lavoratori, com’era doveroso, e lasciai le banche al loro mestiere... Infine, replicò agli elogi sui meriti verso la sua città, restituendoli ai grossetani, perché lui aveva fatto solo il suo dovere.

Renato Pollini accoglie una delegazione cinese in Comune (1956)

Dalle carte del Pci, che si stanno inventariando, dalle interviste, dalle registrazioni di interventi pubblici, si sta delineando una storia degli anni del suo mandato di sindaco, dei momenti definiti “eroici” e della vita quotidiana normale della città, di una saggia amministrazione del consenso, in momenti storici in cui era necessaria la volontà generale, al di là di maggioranze politiche, per ricostruire dopo le catastrofi, dare impulso a un luogo, trasformatosi improvvisamente da “borgo rurale” in città, come scrisse Gianfranco Elia, uno dei suoi più prestigiosi assessori. La politica è la difficile arte della mediazione, lo insegna il risultato ottenuto dagli estensori della Carta Costituzionale, ma più modestamente anche, a Grosseto, il buon prodotto delle strategie politiche che Pollini seppe usare: una ricostruzione e una crescita urbanistica ordinata, in un’Italia che vide uno sviluppo selvaggio di periferie in molte città, attenzione per la scuola e la cultura, i presupposti per una modernizzazione che non deturpasse l’ambiente (la costituzione del Parco della Maremma avvenne poco dopo la sua uscita, ma quando era assessore della Regione), tanto da meritare, riferiva qualche settimana fa una fonte autorevole, il giudizio di miglior sindaco d’Italia. A una domanda insidiosa di un intervistatore, sul ricambio generazionale dei ceti dirigenti politici grossetani, dopo i ’70, rispose con una lucida analisi sulla trasformazione dell’estrazione sociale e territoriale dei leader e sulla diaspora, che aveva sottratto alla Maremma preziose energie.
La memoria pubblica, nell’uso ormai corrente, è brandita come una clava, ora per appropriarsi di segmenti di passato utili a una “parte”, ora per seppellire quel che alla medesima parte risulta scomodo. Quella del politico e amministratore Renato Pollini ha caratteri tali da trasformarsi in patrimonio di tutti, contributo per delineare i tratti di un segmento non piccolo di storia della sua città e del suo paese. Tradirebbe il suo senso della misura chi volesse farne un’icona, ma è innegabile che è memoria dei lati positivi dell’operare di quella che è stata la sua “parte”, insieme della parte migliore di una generazione, uscita dal fascismo e dalla guerra con la volontà di produrre una cesura netta col passato, purtroppo incompiuta, come l’attualità politica dimostra, ma da tanti sperata e concretamente intrapresa.

Renato Pollini accoglie l'on. Aldo Moro, in visita a Grosseto dopo l'alluvione del 1966


Renato Pollini

 


Renato Pollini, Aristeo Banchi, Callisto Scheggi (1947)

 


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