
Introduce: Matteo Fiorani
Gran parte della storiografia italiana sulla psichiatria
si è concentrata fino ad oggi sul manicomio come se questo rappresentasse
un paradigma interpretativo imprescindibile, unica angolazione attraverso
cui osservare il progetto di gestione della follia. Dalla fine degli anni
Ottanta si è annunciata l’esigenza di uscire da una ricerca militante,
politicamente impegnata, anche fra coloro che ne erano stati i protagonisti.
Si è manifestata la necessità di andare oltre la rigidità
ideologica che aveva contraddistinto gli studi passati, verso una valutazione
di modelli interpretativi più articolati.
Partendo da queste considerazioni il seminario si propone di analizzare un
caso italiano di provincia che non ha mai avuto un ospedale psichiatrico sul
proprio territorio, e dove la nascita di un servizio pubblico per i malati
di
mente è sorta non a seguito della legge 180, come è stato in
generale, bensì prima e indipendentemente da essa, e persino prima
della legge 431 del 1968 che introduceva la
possibilità di assistenza psichiatrica territoriale. L’analisi
del caso grossetano non vuole essere un capitolo da aggiungere alla storia
della psichiatria nell’epoca dei manicomi, ma piuttosto un’occasione
per storicizzare alcune vicende psichiatriche troppo spesso ridotte a sterili
contrapposizioni tra fazioni.