
In collaborazione con: Istituto storico della Resistenza in Toscana, Direzione scolastica regionale della Toscana

Dal 25 al 29 marzo 2009 è stato realizzato un viaggio di studio, che ha portato un gruppo di docenti della Toscana sui luoghi della Memoria presenti sul Confine orientale, tappa di un programma ormai triennale di iniziative rivolte alla scuola sui temi cui si richiama la legge istitutiva della giornata del ricordo, 10 febbraio, che la Regione Toscana ha affidato all’ISGREC e sostenuto finanziariamente. Il viaggio completa un lungo percorso formativo, che ha avuto luogo il primo anno a Firenze e successivamente è stato decentrato anche nelle province di Pisa e Siena, toccando circa 200 docenti di scuola media superiore con interventi di storici, creazione e diffusione di strumenti didattici – soprattutto la pubblicazione di un volume pensato e curato dall’ISGREC . Si è trattato di un’esperienza fortemente innovativa, incoraggiata anche dalla Direzione scolastica regionale della Toscana; obiettivi: approfondire conoscenze, riflettere sull’utilizzo didattico dei luoghi della memoria, impegnare il piccolo gruppo di docenti – tutte le province toscane sono state coinvolte nel viaggio – a riportarne gli esiti nelle scuole e nel territorio, in vista di un arricchimento sia dell’insegnamento della disciplina storia che dell’educazione alla cittadinanza.
La visita di Trieste e dintorni, dell’Istria, della Slovenia ha reso possibile toccare molto direttamente la complessità della storia del Friuli Venezia Giulia e dei territori istriano-dalmati: lo hanno dimostrato gli storici incontrati in Università e istituti sede di ricerca storica, a Trieste e a Lubiana, i testimoni incontrati nei luoghi che conservano le tracce del loro vissuto dell’Istria e della Venezia Giulia, la diversa gestione della memoria, rivelata dal contrasto tra situazioni di monumentalizzazione e stato di abbandono. Avevamo scelto un itinerario utile a dare conto di molte storie: un museo dell’esodo dai territori istriano-dalmati, i luoghi istriani abbandonati dagli italiani, una delle foibe, la Risiera di San Sabba, un campo di concentramento fascista. Abbiamo incontrato a Trieste studiosi dell’internamento di italiani nei campi slavi (Goli Otok) ed esperti che hanno ripercorso la lunga storia del “Confine mobile” tra Italia e gli stati d’oltre confine che si sono via via formati e trasformati nel corso del Novecento. A Lubiana due storiche, l’italiana Marta Verginella e la slovena Nevenka Troha, hanno dato due diverse prospettive culturali, ma non “di parte”, testimoniando un percorso ormai consolidato di confronto tra due memorie, il cui prodotto più noto è la Relazione della Commissione bilaterale italo-slovena. Gli italiani che hanno sofferto l’abbandono della terra di origine tra anni Quaranta e Cinquanta e quelli che sono rimasti nell’Istria ora croata hanno espresso punti di vista diversi e ricostruzioni del loro vissuto di grande impatto emotivo per noi. Ma hanno anche rivelato un conflitto tra memorie: tra chi guarda al futuro cercando conciliazione e chi non riesce a distogliere lo sguardo da un passato che ancora genera rancore. Qui è stato possibile ascoltare e vedere rappresentato dalle persone l’intreccio tra storia, memoria, uso pubblico – e in qualche caso politico – della storia e dunque comprendere quanto difficile sia il percorso per una ricomposizione dei vecchi contrasti, insieme quanto sia indispensabile tener fermo il nostro rifiuto di impostazioni ideologico-politiche.
La cronaca dei 5 giorni.
A Trieste, prima tappa, siamo stati accolti dal Direttore dell’Istituto regionale per la storia del movimento di liberazione nel Friuli Venezia Giulia, Prof. Sergio Zucca e abbiamo ascoltato la lezioni di Marco Coslovich, che ha proiettato il documentario “Il tramonto di Spartaco” sulla tragedia del campo di concentramento di Goli Otok, uno dei luoghi non musealizzati. Con un approccio di storia comparata ha rappresentato il confronto tra questi campi e i lager nazisti, da cui sono “uscite” molte e drammatiche testimonianze, mentre dai lager slavi è emerso ben poco di “pubblico”. Angelo Visentin ha ripercorso con una efficacissima cartografia digitale la storia del Confine mobile. L’aspetto più interessante è stata una discussione vivacissima con i due studiosi, che hanno raccontato di aver portato nel loro lavoro parti importanti delle loro storie familiari e sociali.
Il 26 marzo, secondo giorno, abbiamo visitato la Risiera di S. Sabba, complesso che fu destinato a campo di concentramento oggi Museo, nel quale, al momento, è allestita anche una Mostra con le opere (150 disegni e il Diario della prigionia) realizzate dal pittore e scultore Mario Moretti nell’anno e mezzo trascorso come Internato militare italiano, tra il 1943 e il 1945, in tre diversi lager, prima in Polonia e successivamente in Germania. Nelle vicinanze di Trieste, abbiamo visto la foiba di Basovizza, monumento d’interesse nazionale dal 1996, luogo di grande impatto emotivo. Opposta, nel pomeriggio, l’esperienza della visita di Gonars, luogo in cui, tra l’ottobre del 1941 e l’ottobre del 1943, era attivo un campo di concentramento fascista per slavi. C’è un “Gonars Memorial”, realizzato all’interno del cimitero di Gonars, che raccoglie i resti degli internati deceduti nel lager. Il monumento, costruito nel 1973 per iniziativa della Repubblica Federativa di Jugoslavia, ospita nelle cripte le spoglie di 471 persone. Ma del campo di concentramento non esiste traccia “ufficiale”, ma solo piccoli resti di una massicciata e di un muro, identificati grazie alle indicazioni di un abitante della zona, in quanto la Strada Statale di Palmanova n.252 è stata realizzata proprio sul luogo della Memoria; nessuna lapide ricorda la presenza del campo di concentramento in cui passarono e morirono migliaia di persone, croati e sloveni.
Il 27 marzo, il gruppo si è quindi spostato nel centro della Croazia, a Pisino - Pazin, dove è stato visitato il Castello diventato, dopo il 1943, prigione e quartier generale dei partigiani di Tito e in cui si svolsero i numerosi processi che portarono alle condanne e alle relative esecuzioni o “sparizioni” di militari e civili italiani nella profonda Foiba che si trova alle spalle del castello. Nel Castello è ospitatoun bel Museo etnografico. Da Pazin ad Albona - Labin, nel sud dell’Istria, sede, con la vicina Arsia, di miniere di carbone. Ad Albona è avvenuto l’incontro con un testimone, Tullio Vorano, attivo rappresentante della Comunità degli Italiani di Albona, che ha accompagnato il gruppo in visita al Museo popolare, di cui è direttore, e a visitare le strade della cittadina in cui sono state osservate le case abbandonate dai profughi che, tra la fine degli anni ‘40 e i primi anni ’50, lasciarono Albona. Esperienza di rilievo, il paesaggio dell’interno dell’Istria, pesantemente segnato dall’abbandono degli italiani, immagine di un mondo rurale rimasto immobile per decenni, in contrasto con lo sviluppo di una costa che ha intrapreso la strada dello sfruttamento turistico.
Il 28 marzo a Lubiana, capitale della Slovenia, dove la mattina ha avuto luogo l’incontro con la Professoressa Marta Verginella presso il Dipartimento di Storia della Facoltà di Filosofia dell’Università di Lubiana, sul tema Insegnare la storia di confine. Anche in questa occasione i docenti hanno avuto la possibilità non solo di ascoltare un’alta lezione in cui si è riflettuto sulla necessità, oggi più che mai, di insegnare la storia dal punto di vista “plurale” e non in chiave esclusivamente nazionale. Ci ha parlato di tradizione, del rapporto città – campagna e dei nazionalismi di frontiera. Ricca la parte relativa alle indicazioni bibliografiche. Nel pomeriggio, presso l’Istituto di Storia contemporanea di Lubiana, abbiamo incontrato la Professoressa Nevenka Troha, storica dell’Istituto, membro della Commissione bilaterale italo-slovena, che ha ripercorso, presentando un’altra impostazione storiografica, la storia del Confine orientale, dando la possibilità di conoscere punti di vista diversi su eventi tra i più complessi della nostra storia; diversi per vissuto, per oggetto di studio o per appartenenza nazionale.
L’ultimo giorno, 29 marzo, durante la visita al Villaggio Raccolta Profughi di Padriciano, i docenti hanno potuto incontrare il presidente del Circolo Istria,. Livio Dorigo, che ha parlato del difficile esodo e, soprattutto, del clima di diffidenza che continua a permanere nell’area di Confine, non solo tra slavi e italiani, ma anche tra gli stessi ex profughi italiani che aderiscono a organizzazioni di diversa cultura politica. Anche a Padriciano così abbiamo avuto modo di confrontare due posizioni diverse sullo stesso tema, assistendo ad un dibattito, a tratti anche aspro, tra Dorigo e una rappresentante dell’Unione Istriana.
La presenza di due insegnanti grossetane dell’Istituto professionale Einaudi, insieme a tre persone che lavorano presso il nostro Istituto (Laura Benedettelli, Luciana Rocchi, Elena Vellati), consentirà in seguito di offrire alla scuola grossetana il contributo di quest’insolita e ricca esperienza. La convenzione tra ISGREC e Provincia di Grosseto, che ci impegna a collaborare con gli Istituti superiori del territorio, renderà possibile una disseminazione di degli esiti di quest’esperienza, che l’Assessore provinciale alla Pubblica Istruzione Anna Nativi ha seguito da vicino e incoraggiato. Dal viaggio, cui ha preso parte Luigi Zannetti per conto dell’Associazione NONE, uscirà anche la produzione di un documentario. Abbiamo molte ore di riprese sui luoghi e documenti filmati di interviste e lezioni, oltre ad un corposo reportage fotografico. A Grosseto, intanto, sta andando avanti da due anni una ricerca storica importante, opera della professoressa Laura Benedettelli, sull’arrivo, l’accoglienza, le esperienze degli istriano-dalmati arrivati tra anni Quaranta e Cinquanta nella nostra provincia, che si colloca accanto alle poche ricerche realizzate o in corso in Toscana, con cui stiamo lavorando per uno studio comparato.