
Pubblichiamo una nota del coordinamento ARCIserviziocivile, che segue la comunicazione del Comitato nazionale di valutazione dei progetti presentati da Grosseto.
Sulla base della drastica riduzione delle risorse destinate dal governo a questo capitolo, si prevede una severa diminuzione della quota di giovani grossetani impegnati nel servizio.
L'ISGREC sarà uno tra i numerosi soggetti che non ne potranno fruire a partire dal prossimo ottobre.
Con sempre maggiore frequenza e toni sempre più
preoccupati in molte sedi viene riproposta la questione del futuro delle ultime
generazioni. Qui gli estensori di questo documento la pongono in relazione
con i segni di trasformazione delle politiche sociali che sono chiaramente
percepibili da un fatto: il declino dell’istituzione del servizio civile
volontario. Le informazioni appena giunte dal comitato di valutazione fanno
prevedere con un grado altissimo di probabilità una severa riduzione
rispetto al passato del numero di progetti accolti, tra quanti sono stati
presentati da Grosseto. Molti giovani, ragazze e ragazzi tra 18 e 28 anni
che lo vorrebbero, non potranno svolgere per un anno attività di carattere
socio-assistenziale e socio-culturale; enti ed associazioni impegnati nel
volontariato, nell’assistenza, nel servizio culturale non realizzeranno
progetti, non in quanto sono stati “bocciati” perché inutili
o inadeguati, ma perché cadono sotto la scure di un abbattimento delle
risorse destinate dallo stato a questo settore. Nel frattempo, il Ministro
della Difesa ha lasciato intendere un’interpretazione inedita del servizio
sostitutivo della leva militare: potrebbe trasformarsi in una preparazione
a compiti di difesa civile. Nulla ancora di certo; certezza però oggi
è la sottrazione di risorse finanziarie, scelta dal governo. Si tratta
qui di valutarne il doppio significato. Progetti rivolti all’assistenza
di portatori di handicap, all’inserimento di immigrati, al sostegno
di attività sportive, alla gestione di beni culturali sono un aiuto
non piccolo all’attuazione del welfare, un beneficio per fasce sociali
deboli o un incremento dell’offerta di momenti di vita sociale e di
cultura per tutta la comunità. E non possono configurarsi come “sprechi”,
piuttosto strumenti di aiuto alla razionalizzazione della spesa socio-culturale.
Nello spirito dell’istituzione del servizio civile volontario c’era
un’idea di società solidale, una spinta all’incoraggiamento
di reti di relazione utili a rendere effettiva e partecipata la cittadinanza,
che oggi si vuole inserire come materia di insegnamento nella scuola.
Guardando ai giovani che aspirano a sperimentarsi come cittadini-attori in
quei progetti, escluderne una parte consistente non è cosa dappoco.
Una società che non sa offrir loro precocemente lavoro, che offre istruzione
e formazione sempre più scadenti, non investe nella ricerca e spinge
verso altri paesi più lungimiranti del nostro i più dotati,
toglie un’ulteriore opportunità. Perché il servizio, oltre
ad essere preziosa occasione etico-civile, è formazione in senso lato,
può essere periodo di prova per affrontare scelte professionali, periodo
di approfondimento di conoscenze e abilità attraverso la pratica. E,
nel vuoto di speranze che la crisi economica ha dilatato, allontanare giovani
da un’esperienza che nel nostro territorio ha avuto eccellenti esiti,
tutti dimostrabili attraverso le storie personali di molti, è rispetto
a loro un nuovo furto di futuro. Per noi, è una prova di cecità,
che ha un prezzo molto più elevato del risparmio che ottiene. Ma ormai,
tra tagli all’istruzione, all’Università, alla ricerca,
all’investimento sul sociale, sembra proprio che in Italia non si sappia
più guardare oltre il nudo calcolo costi/benefici finanziari immediati.
L’unico calcolo costi/benefici sensato ci dice che non è economico
lasciar deperire la risorsa più preziosa: le generazioni che si affacciano
al modo del lavoro, come hanno ben compreso tanti altri paesi, dall’Europa
agli USA, alle nuove potenze asiatiche.
Coordinamento ARCIservizio civile
Giugno 2009