MEMORIA IN RETE
1.MEMORIA-STORIA-MEMORIA
Memoria individuale/memoria collettiva. Tema attuale,
che richiede un’attenta riflessione ora, mentre si sta chiudendo “l’era
del testimone” (Annette Wieviorka, L'era del testimone, Ed.Cortina
1999)e si è nel cuore di una nuova retorica della celebrazione degli eventi
del passato. Qui si sono messi a fuoco i luoghi della memoria di un segmento
del nostro recente passato: le tacce lasciate dagli eventi della II Guerra
mondiale, su cui si è esercitata in Toscana la volontà di ricordare, studiare,
comprendere.
La guerra ha lasciato anche silenzi e vuoti, accanto a celebrazioni. Contiene
al suo interno la grande complessità derivante dal suo essere guerra totale:
insieme episodi appartenenti alla storia militare e le emergenze che toccano
nel profondo la vita civile, devastata, soprattutto nell’ultimo tratto,
da stragi e distruzioni. Dunque memorie di lutti, che tuttavia, a partire
dal settembre 1943, si accompagnano alle testimonianze di scelte di Resistenza.
A una distanza di ormai sessantacinque anni, come ovunque, il contatto
con gi eventi è un filo sempre più tenue. Soprattutto per le nuove generazioni,
gli anni di guerra sono un passato remoto. Nel tempo, se ne è ricostruita
la storia con approcci diversi, diverse domande, tentativi diversi di
interrogare le fonti. Resta molto del patrimonio di testimonianze consegnato
dai protagonisti, non si può dire conclusa l’operazione storica. Sempre
complesse la relazione – l’incrocio – tra testimonianze e lavori degli
storici, la definizione delle relazioni e dei confini tra le une e gli
altri. Tuttavia, i caratteri specifici di oggi: invadenza della costruzione
di narrazioni pubbliche sul recente passato, tendenza alla sollecitazione
di momenti celebrativi, talora come pure “liturgie” avvertono della necessità
di trovare strumenti per interpretare il contributo che può offrire la
delicata intersezione storia-memoria, in una fase di invadenza dell’uso
pubblico della storia. Sul versante delle memorie, fenomeno nuovo è quello
dell’emersione di memorie di testimoni/protagonisti all’epoca bambini.
Tra gli interrogativi che si sono manifestati e sovrapposti, nel corso
del tempo, la domanda sul rischio di un eccesso di memoria. Musealizzazioni,
posizione di segni sul territorio (musei diffusi, cippi e lapidi), creazione
di siti web, nascita di Centri di documentazione, promossi da Enti locali
e privati, danno senso a interrogativi come questo.
L’attualità, intesa come le settimane in cui questo Luogo virtuale entra
in rete, contiene l’improvvisa, nuova apparizione del negazionismo – la
Shoàh come invenzione – che scuote, fino a provocare proposte di legge
sulla verità storica. Sono occasioni come queste a suggerire di “prender
posizione” anche ai non addetti ai lavori su temi nient’affatto estranei
alla vita civile. Perdita di memoria collettiva e carenza di storia danno
voce agli “assassini della memoria” (Pierre Vidal-Naquet, Gli assassini
della memoria. Saggi sul revisionismo e la Shoah, Viella 2008). Può
andare oltre la specifica questione Shoàh il pensiero di Adriano Prosperi
(ottobre 2010):
La storia come ricerca del vero e la memoria come dimensione del ricordo
sono realtà diverse: ma vivono quando sono legate insieme da una tensione
speciale. C’è stato il tempo dei testimoni e dei superstiti. E poi c’è
stata la verità delle carte. Oggi è il tempo di scegliere con decisione
la via giusta per opporsi alla minaccia della distruzione della memoria.
E’ anche da questa fotografia dell’esistente che ha preso forma il progetto
della Rete, che non vuole proporre letture originali o fonti inedite,
ma solo dare un contributo alla relazione tra quanto si è detto, scritto,
costruito e si continua a produrre; tra paesaggi reali e virtuali; tra
specialisti e pubblico.
2. MEMORIA E LUOGHI
La letteratura sui luoghi della memoria ha da alcuni
anni una fortuna crescente. Se ne occupano le istituzioni, la scuola,
studiosi sia di area storica che antropologica. Fenomeno nuovo, almeno
per le dimensioni, è il turismo scolastico e culturale, che investe anche
le politiche economiche, oltre alle strategie di specifica pertinenza
della cultura. L’interesse più recente va di pari passo con l’intervento
pubblico sulla memoria nazionale, di cui è espressione il numero crescente
delle date del calendario della memoria.
Nel numero monografico del 1995 di “Parole chiave”, la rivista diretta
da Claudio Pavone, La memoria e le cose, si confrontavano tesi diverse
sul significato dei luoghi della memoria, nonostante il lungo tempo trascorso,
ancora attuali. Tra questi, il saggio di Sarah Farmer Le rovine di Oradour-sur-Glane,
paese della Francia che era stato completamente devastato nel 1944, teatro
del massacro di 642 persone, compiuto da SS tedesche. E’ un luogo di memoria
del tutto particolare, attinente alle politiche – e poetiche – del ricordo
francesi (una legge del 1946 stabilì che le rovine rimanessero a testimonianza
degli orrori, guardate dall’alto dalla nuova città che si doveva costruire).
La cornice teorica e storica, che l’autrice disegna intorno al tema, ha
un valore che oltrepassa i confini di questo caso e della Francia, per
noi con un’utilità marginale notevole, se comparata al caso italiano.
Scrive Sarah Farmer:
Dopo il 1945, gli europei che avevano il compito di commemorare la storia
recente abbandonarono il loro tradizionale culto dei caduti in guerra
impegnandosi in uno sforzo senza precedenti per segnalare e salvaguardare
i siti e le tracce della distruzione. L’indicazione dei luoghi in cui
si erano svolti avvenimenti importanti ebbe la priorità sull’erezione
dei tradizionali monumenti. In Francia, per esempio, targhe commemorative
indicano i posti in cui le vittime e i combattenti morirono: i luoghi
dei faits de guerre della resistenza, le località delle atrocità contro
la popolazione civile e i punti esatti dove la gente venne fucilata. Furono
“salvaguardate” intere zone dove erano stati commessi eccidi, come nel
caso dei villaggi martiri di Oradour e Ridice (Repubblica Ceca); e lo
stesso avvenne per i punti in cui gli americani erano sbarcati nelle spiagge
della Normandia; per gli hauts lieux de la Résistance nel Vercors; per
i campi di concentramento nella Germania occidentale e orientale, in Austria
e in Polonia.
In effetti, in Francia, nuove memorie hanno lasciato spazio precocemente
a monumenti o targhe a ricordo di episodi della Resistenza e delle deportazioni,
sovrastando rapidamente quelle della Grande guerra. L’Italia è stata a
lungo esempio opposto, di un vuoto di segni di memoria della II guerra
mondiale, a fronte di Parchi della Rimembranza o almeno lapidi con i nomi
dei caduti della I, che erano stati posti e rimangono, anche nei più piccoli
centri.
L’eredità che raccogliamo sembra portare i segni di una tenace resistenza
italiana a “fare i conti” con il proprio passato. E’ recente il fenomeno
di “scoperta” luoghi della memoria di stragi e lutti, lasciati dall’ultima
guerra, ora con monumenti imponenti – un esempio Basovizza in ricordo
delle foibe –, ora con Parchi della pace – Monte Sole e Sant’Anna di Stazzema
– ora con la costruzione di sentieri della memoria, nelle montagne teatro
della guerra partigiana. Ne discendono anche trasformazioni del paesaggio
e degli ambienti urbani. Singolari alcuni casi di Musei diffusi (il Parco
della Linea Gotica, i Musei diffusi della Resistenza di comuni della provincia
senese e pisana –un esempio quello di Castelnuovo Valdicecina). In Piemonte,
le “pietre d’inciampo”, nella pavimentazione stradale, segnano luoghi
di arresto o uccisione di vittime di persecuzioni politiche o razziali.
Accanto a questo genere di scelte, la creazione o la valorizzazione di
Centri di documentazione pubblici, presso Enti Locali, di Associazioni
e Fondazioni. Caso a sé, quello della rete nazionale degli Istituti storici
della Resistenza. I primi nascono nell’immediato secondo dopoguerra, con
densità regionale rapportata alla rilevanza della guerra partigiana (dunque
all’origine fenomeno prevalentemente del Nord e del Centro), ma nel corso
della storia dell’Itala repubblicana il loro numero si è di molto accresciuto.
Tutti quelli citati sono luoghi fisici, cui è affidata la conservazione
di memorie “di carta”, immagini fotografiche, media e reperti di varia
natura, sedi di studio e di attività didattiche, che si sono aggiunte
alle istituzioni tradizionalmente deputate alla custodia di beni culturali
– biblioteche e archivi pubblici – e alla ricerca – Università.
Proprio dalla pluralità di questi luoghi, ma anche dalla diseguale distribuzione
territoriale sorge l’esigenza di migliorarne la fruibilità. E’ in questi
luoghi che si realizza l’incontro più fecondo tra storia e memoria.
3. LUOGHI FISICI, LUOGHI VIRTUALI
Ai luoghi fisici corrispondono quasi sempre siti web, ormai strumento
ordinario di comunicazione ed autorappresentazione. Non è sufficiente,
tuttavia, pensare il fenomeno come passaggio “naturale”, semplice appropriazione
di modelli tecnologici e adeguamento alla pervasività del virtuale.
E’ noto che il digitale, così come è stato per tutte le innovazioni
tecniche applicate alla conoscenza e alla comunicazione, è uno strumento
potente di trasformazione della cultura. Qui, lasciando ad altri luoghi
l’interpretazione di quali e quanti mutamenti generali ne derivino,
fino a modificare le stesse forme del pensiero, è utile un cenno ad
alcune implicazioni di strumenti inediti di trasmissione della memoria
del passato.
Non è sufficiente pensare a una corrispondenza biunivoca tra luoghi
fisici – giacimenti di beni culturali, musei, segni del passato di varia
natura – e digitalizzazione di documenti e immagini, costruzione di
siti web…
Cresce la fruibilità, in modo progressivo, parallelamente all’affinarsi
delle tecnologie, ma cresce anche il numero dei soggetti che producono
memoria, pubblici e privati, insieme le potenzialità della ricerca,
con la facilitazione del reperimento dei dati. Il concetto di rete è
in uso per definire semplicemente quello che viene collocato e reperito
sul web, ma la “ragnatela” delle memorie è un sistema di relazioni.
Un sovrappiù di valore può derivare dalle possibilità di interrogare
il sistema, costituito dai nodi della rete. Sempreché la ricchezza del
paesaggio dei luoghi di memoria virtuale non sia enfatizzata, fino a
renderlo sostitutivo. Il valore del rapporto con i luoghi fisici della
memoria comprende anche la loro capacità il coinvolgimento di tutte
le facoltà dei soggetti.
Il riferimento qui è ad una tipologia particolare di memorie, che restituiscono
alle comunità spezzoni di un vissuto doloroso – i lutti – ma anche di
una fase storica che è un inizio – il cammino verso pace e democrazia,
che appartiene alle vecchie e alle nuove generazioni. In una fase storica,
quella attuale, di scarso rispetto per la cultura e declino del senso
della collettività, è utile far interagire i nuovi spazi con la tradizione,
far dialogare presente e passato attraverso tutti i linguaggi possibili.