Un luogo virtuale per reti di Memoria

La Seconda Guerra Mondiale in Toscana

 

 

 

PERCORSI

1. Toscana in guerra

Premessa
Premessa scontata, ma comunque necessaria, per la lettura e l’uso di questo sito: i caratteri distintivi della II guerra mondiale hanno lasciato ovunque, in Italia, tracce, tradottesi poi in sedimentazioni di memorie e di conoscenza storica, riconducibili alla sua natura di guerra totale, alle variabili di quello specifico momento storico. Quel che giustifica questo lavoro, che mette a disposizione uno strumento informatico, accanto a molti altri sul web, è il tentativo di interpretare l’intersezione tra le due specificità: quali accadimenti caratterizzano la II guerra mondiale in Toscana, quali forme ha assunto nel corso del tempo che ci separa dal “tempo di guerra” la memoria, nelle sue diverse forme. E’ lontano dalle aspettative ragionevoli il pensiero di dare risposte compiute e soddisfacenti a una domanda cosiffatta. Rimane tuttavia un lavoro dotato di senso cercare di ricomporre in un “mosaico virtuale” dati, riflessioni teoriche, percorsi e paesaggi, tra storia e memoria, che esistono. Poiché è già in atto un lavoro di approfondimento (progetto del 2010), la flessibilità dello strumento è la chiave che useremo per arricchire, correggere, ristrutturare, con una proiezione verso altri luoghi, stavolta soprattutto fisici, fuori dalla Toscana.
Per identificare luoghi di concentrazione della memoria, partiamo dalla schematizzazione delle specificità della guerra in Toscana, scegliendo di utilizzare un riferimento storiografico di recente pubblicazione – Gianni Perona, La Toscana nella guerra e la Resistenza: una prospettiva generale, in Marco Palla (a cura di), Storia della Resistenza in Toscana, vol. II, Carocci, Roma 2009.

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1940-42
In realtà nulla, fino alla fine del 1942, sembrava predestinare la Toscana a un ruolo strategico importante. Lontana dai teatri di guerra, con larghissimi territori rurali a popolamento rado e disperso, e altri specializzati in un turismo marino o termale che le ostilità avevano bruscamente ridimensionato, essa si offriva piuttosto come luogo ideale per accogliere combattenti feriti o bisognosi di riposo, oppure civili sfollati dalle città bombardate, mentre le campagne, impoverite dalla mobilitazione dei giovani contadini, si prestavano ad accogliere la manovalanza coatta di prigionieri i guerra portati dai vari fronti d’Africa e dell’Est d’Europa, o semplicemente a tenere in condizioni di isolamento “sospetti” antifascisti ed ebrei, in primo luogo di origine jugoslava, ma anche italiani rimpatriati e inviati al confino dopo i controlli di frontiera: in totale un insieme di molte migliaia di uomini.
Le cose cambiano bruscamente con gli sbarchi angloamericani nell’Africa settentrionale francese…tra la fine del 1942 e il settembre 1943.

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1943-45
Coste e porti, soprattutto Livorno, hanno importanza rilevante per rifornimenti e movimenti di truppe tedesche
Lungo la fascia tirrenica si concentra l’azione alleata con bombardamenti e conseguente, progressiva evacuazione della popolazione civile, originando il massiccio fenomeno dello “sfollamento”, cui si aggiunge l’obiettivo di distruzione alleata delle vie di comunicazione ferroviarie. Si stima che più della metà delle 10.800 tonnellate di bombe scaricate sull’Italia centrale sia stata destinata alla Toscana
Progressivamente cresce l’azione repressiva tedesca per il controllo del territorio (operazioni di polizia, rastrellamenti), ben sostenuta dalle autorità civili e militari della Repubblica Sociale Italiana, spesso autonome in azioni persecutorie verso antifascisti, renitenti, ebrei
Dal crollo del fronte di Cassino (maggio 1944), l’attenzione tedesca si concentra verso la creazione di presidi difensivi e opera sistematica di repressione nel Nord della Toscana, delineando precocemente una divisione tra i luoghi della guerra della fascia meridionale e settentrionale. Questa culminerà con la netta separazione spazio-temporale creata dalla Linea Gotica, a Nord della quale la guerra durerà fino alla primavera 1945, mentre a Sud si era conclusa nell’estate 1944.
Dalla Liberazione di Roma, il 4 giugno 1944, inizia la ritirata verso Nord delle forze armate tedesche e l’avanzata alleata, rallentata dallo spostamento dell’interesse strategico degli alleati per l’area adriatica, nell’agosto 1944. Ai combattimenti e alle distruzioni lungo le vie di comunicazione si accompagnano le violenze, che segnano la terribile “scia di sangue” determinata dalle stragi di civili
La Resistenza si caratterizza con forme diverse nelle aree della Toscana, tanto da identificare subregioni. I primi mesi dopo l’8 settembre nascono formazioni, che si giovano anche della presenza di militari sbandati dell’esercito italiano e degli eserciti alleati, dell’adesione di giovani, renitenti alla leva della Repubblica Sociale Italiana. Carattere specifico della Resistenza toscana, formarsi, disaggregarsi e ricomporsi subito dopo, di una miriade di gruppi che potremmo definire prepolitico. Forte anche il fenomeno della Resistenza civile, con l’aiuto delle popolazioni, soprattutto delle campagne, ai partigiani.
Le culture politiche delle formazioni partigiane sono più delle cinque o sei canoniche dei Comitati di Liberazione Nazionale. I politici locali hanno un ruolo molto forte; soprattutto gli azionisti e i comunisti si sforzano di strutturarle e mantengono un legame con le popolazioni. Singolarità ulteriore della Resistenza toscana: attenzione all’autodifesa e al rischio di rappresaglie sui civili. La varietà della natura dei territori, cui si aggiunge la separazione dell’estremo Nord, nell’estate 1944, fa sì che si debba parlare di Resistenze toscane.

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La guerra è finita
Scontri partigiani, stragi di civili, che in più casi devastano intere comunità, distruzioni, provocate dai numerosissimi bombardamenti alleati, dalla furia distruttiva dell’esercito tedesco in ritirata e dal danneggiamento delle vie di comunicazione dell’ultima fase della guerra, lasciano nella Toscana macerie e ferite nel tessuto sociale.
Dalla letteratura popolare proviene un’efficace immagine della società che resta.
Passati dalla guerra alla pace, nei paesi e nelle campagne ancora usava vegliare, ricordare, criticare, piangere per i morti e pregare: la ripresa della vita economica andava a rilento, i sacrifici erano enormi; l’Italia era tutta da rifare. (Duilio Tosi, detto Tosibelli, Urla del tramonto, Gavorrano 2007)

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2. Mappe della Memoria

Spazi
Così, non c’è memoria collettiva che non si dispieghi in un quadro spaziale…non si capirebbe come possiamo ritrovare il passato se esso non si conservasse in effetti nel mondo materiale che ci circonda. E’ sullo spazio che…che dobbiamo rivolgere la nostra attenzione: è lì che il nostro pensiero deve fissarsi perché questa o quella categoria di ricordi possa riapparire.

La citazione del passo, tratto da La memoria collettiva di M. Halbawchs, si trova in epigrafe a uno dei volumi della collana Regione Toscana-Carocci: Paolo De Simonis, Passi nella memoria (2004). Attraverso la cartografia, le immagini fotografiche, schede storiche si dispiega un viaggio in luoghi attraversati dal dolore e delle tracce di memoria rimaste. La ricca bibliografia toscana dell’ultimo ventennio aiuta a disegnare una mappa fisica dei luoghi, teatro di eventi tragici della guerra, e dei luoghi mentali del ricordo. Dobbiamo un approccio storico e antropologico a “una sistematica ricerca sui processi di costituzione della memoria sociale” a un volume curato da Pietro Clemente e Fabio Dei, appartenente alla stessa collana (Poetiche e politiche del ricordo, 2005). L’attenzione degli ultimi anni si è rivolta soprattutto alle stragi nazifasciste. L’evento, che scegliamo per identificare l’inizio di questa stagione è il convegno In memory, tenutosi ad Arezzo, nel 1995, precisando che già nel 1987 la provincia di Arezzo, tra le più duramente colpite dalle violenze della guerra ai civili, aveva promosso un primo convegno II guerra mondiale e sterminio di massa. Le numerose altre opere della collana citata allargano il territorio fisico, i campi della individuazione delle fonti utili a fare luce sugli eventi, della ricerca storica e dell’analisi delle forme della memoria. Interessante è il riferimento a una pubblicazione con obiettivo più apertamente divulgativo, una guida, nata nel contesto della costruzione del “Parco culturale della Linea Gotica”, dalla collaborazione tra Regione Toscana e Touring Club Italiano, Paesaggi della memoria. Itinerari della Linea Gotica in Toscana (2005). Rappresenta un episodio di un fenomeno recente, non solo toscano, ma particolarmente presente nelle politiche della Regione e di molti Enti locali toscani: il turismo della memoria.

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Memoria di…
Lo schema che segue indica le categorie di eventi, accaduti ne corso della II guerra mondiale, che disegnano una mappa dei luoghi fisici della memoria:
? Scontri militari tra formazioni dell’esercito tedesco e Alleati
? Scontri militari tra formazioni partigiane e esercito tedesco, con o senza partecipazione di italiani, dalla parte dell’ “alleato occupante”
? Bombardamenti alleati
? Sabotaggi tedeschi a infrastrutture e siti industriali
? Sabotaggi, assalti a caserme e uccisioni di carabinieri e militi della Guardia Nazionale Repubblicana da parte delle bande partigiane
? Rastrellamenti di partigiani e di popolazione civile
? Torture e violenze su partigiani, militari sbandati o civili arrestati, sistematicamente organizzate da italiani e/o tedeschi
? Rappresaglie e stragi nazifasciste contro la popolazione civile, anche con distruzione di paesi e villaggi
? Internamento libero di ebrei
? Concentramento di ebrei, italiani e stranieri
? Deportazione di ebrei
? Concentramento di prigionieri di guerra, italiani e stranieri appartenenti agli eserciti degli Alleati
? Concentramento di slavi, provenienti dalle zone del Confine Orientale
? Concentramento di prigionieri tedeschi e di ex fascisti, alla fine della guerra

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Segni fisici di memoria
Nel tempo si sono modificate le tipologie dei segni fisici della memoria. Difficilissimo costruirne una mappa capace di restituirne una lettura attendibile, impossibile una descrizione esaustiva. Tuttavia, disponiamo di esiti di ricerche di Dipartimenti degli Atenei toscani, ricognizioni promosse da Regione Toscana o da Enti locali o da Istituti storici della Resistenza, da scuole. Sono reperibili in una varietà di forme e linguaggi: libri, materiali grigi, documentari, siti web. La memoria della toponomastica è custodita innanzitutto negli archivi delle delibere di Consiglio dei Comuni della Toscana, che hanno delega all’intitolazione.
? Lapidi
? Cippi
? Monumenti
? Opere d’arte all’interno di edifici pubblici
? Edifici musealizzati
? Parchi o aree dedicate
? Sacrari
? Cimiteri di guerra
? Musei storici
? Toponomastica
? Intitolazione di edifici pubblici

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