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Società locale e sviluppo locale. Grosseto e il suo territorio

A cura di Luciana Rocchi e Simone Neri Serneri
Carocci, Roma 2003

Indice:
Società locale e sviluppo locale. Introduzione - Simone Neri Serneri
Lo sviluppo locale nel dopoguerra. Note di metodo - Roberto Balzani
Associazionismo e società locale - Maurizio Ridolfi
Dinamiche sociali ed economiche del grossetano, 1951-1981 - Antonio R.D’Agnelli
L’organizzazione del sistema territoriale grossetano: modelli storici come scenari di pianificazione - Alessandro Vignozzi
Agricoltura e fine della mezzadria: tracce per leggere lo sviluppo locale - Rossano Pazzagli
Città malgrado. Profilo dello sviluppo urbano. - Gianfranco Elia
Genesi di un sistema economico locale: la Maremma meridionale - Alessandro Cavalieri
Il ceto politico locale: un sistema a legami deboli? - Luca Verzichelli

Società locale e sviluppo locale. Introduzione a cura di S.Neri Serneri.


Forgiati da geografi ed economisti, i concetti di società locale e di sviluppo locale sono strumenti preziosi anche per gli storici attenti alle relazioni tra organizzazione sociale, assetti territoriali e vocazioni produttive. Muovendo da questa convinzione, l'Istituto Storico Grossetano per la Resistenza e l'Età contemporanea ha avviato un articolato progetto di ricerca sulle trasformazioni che hanno investito la società e il territorio grossetani nella seconda metà del Novecento e lo ha intenzionalmente orientato a cogliere la vitalità storica e, quindi, storiografica di quei nessi.
Le categorie di società locale e sviluppo locale hanno conosciuto una diffusione crescente, che è andata molto oltre gli specialismi originari, a riprova del valore dell'intuizione che le sorregge: la dimensione spaziale e territoriale è proprietà intrinseca, e non soltanto carattere specificativo, delle dinamiche di sviluppo economico e, in senso più ampio, di sviluppo sociale. Ciò significa, notoriamente, che lo sviluppo –quali che ne siano la direzione e la portata– si sostanzia nello spazio e dello spazio. Dunque, lo spazio va inteso non solo come dimensione morfologica o funzionale, ma come aggregazione storicamente data e mutevole di risorse naturali e cognitive, soggetti sociali e poteri istituzionali, attività produttive e cicli riproduttivi, relazioni sociali e modelli organizzativi.
Più largamente, tale prospettiva richiama le dinamiche trasformative che si instaurano tra spazi economici e sociali, assetti istituzionali, reti di conoscenze e territori antropizzati. Ne scaturisce il profilo di uno sviluppo locale che si realizza tra una pluralità di percorsi possibili, oltre le modellistiche e le dicotomie tradizionali e, come suggerisce il caso grossetano –specifico, ma certamente non anomalo per uno sguardo che travalica le esperienze nazionali–, anche oltre la centralità della produzione industriale, che pure in origine fu il terreno di coltura e di prima applicazione di questa categoria analitica.
Agli occhi dello storico, dello storico tout court, siffatta concezione dello sviluppo locale appare tanto più suggestiva quanto più rimanda alle relazioni tra sviluppo economico, trasformazioni territoriali e mutamento sociale. Perché dietro e dentro lo sviluppo locale lo storico cerca e trova la società locale, sia i soggetti di quello sviluppo, sia gli scambi e le culture, le istituzioni e le gerarchie, che, avvolgendoli, danno a quei soggetti una fisionomia, una coesione e una identità collettive riconoscibili proprio per la relazione privilegiata intrattenuta con l'ambito spaziale nel quale agiscono e che, per ciò stesso, a loro volta definiscono.


In quella relazione privilegiata tra società e territorio, negli spazi che delimitano lo sviluppo sociale e, quindi, nella qualificazione locale risiede il tratto caratterizzante l'approccio che stiamo sommariamente illustrando. Potremmo qualificare come locale –almeno fino al periodo storico della modernità classica, prima del dilatarsi dello spazio cibernetico –una dimensione spaziale delle relazioni sociali circoscritta e circoscrivibile entro il cerchio delle esperienze condivise dagli individui appartenenti ad una stessa comunità sociale. Cosicché, nel mentre delinea la dimensione spaziale delle relazioni sociali, la qualificazione locale definisce anche la relazione tra una società spazialmente definita e l'ambiente antropizzato ove è insediata.
La dimensione locale delimita la soglia di formazione di uno spazio sociale, in senso proprio, in grado di ricomprendere e organizzare al proprio interno le sfere individuali, familiari o di gruppo, di disporle secondo articolazioni sistematico-funzionali così come di accogliere dinamiche di scambio, di opposizione conflittuale o di subordinazione gerarchica. Parimenti, verso l'esterno la società locale è il soggetto che entra in contatto e si relaziona con altre realtà socio-spaziali. Dirimente e caratterizzante resta, comunque, il nesso costitutivo con il territorio: costitutivo nel senso primo della sua dislocazione in uno spazio definito e connotato da manufatti, soggetti e trasformazioni specifiche, ma costitutivo pure nel senso profondo che da quel territorio la società locale trae le risorse ambientali e storiche che ne alimentano le capacità propulsive.
In questa prospettiva, sottolineare la dimensione locale non significa avallare una visione marcatamente endogena dello sviluppo e delle dinamiche sociale, bensì individuarla come dimensione essenziale perché caratterizzante le modalità di organizzazione dello spazio sociale all'interno e, ad un tempo, le capacità di relazione con l'esterno. Anche per questo motivo, l'attenzione alla società locale non deve essere confusa con una semplice riduzione di scala, una sorta di ritorno alla “microstoria”, ove la dimensione ridotta offre una migliore possibilità di lettura di processi omologhi e altrove ripetibili, secondo un unico parametro analitico. La dimensione locale è uno dei parametri, ma non è certamente l'unico, né necessariamente sempre il più rilevante tra i diversi parametri dell'analisi dello sviluppo sociale. Non è un parametro esemplare, ma, al contrario, è peculiare nello spazio e nel tempo. Proprio per questo, però, è particolarmente rilevante e merita di essere distintamente colto e considerato. L'approccio storico può, a questo proposito, validamente aiutare a discernere il profilo della dimensione locale, il suo mutevole collocarsi nello spazio e nel tempo e il suo rilievo effettivo.
In sintonia con tale impostazione, studiare la società locale nel Grossetano ha significato incrociare competenze disciplinari diverse, al fine di restituire una visione stratificata e, per quanto possibile, convergente delle dinamiche trasformative del sistema territoriale, delle vocazioni produttive, delle aggregazioni sociali e dell'assetto politico. Il quadro che ne risulta è certamente solo abbozzato, né la convergenza tra prospettive mosse da ambiti disciplinari diversi e talora anche lontani si presenta –come è facile aspettarsi– priva di asimmetrie e sfocature.
Resta il fatto, che l'incrocio dei piani di analisi e di riflessione mostra tutto l'interesse del caso grossetano. Se la Toscana ha nutrito, come è noto, vari casi di scuola per lo studio dello sviluppo locale, il Grossetano si presenta a sua volta come peculiare. Peculiare rispetto ai percorsi maggioritari e caratterizzanti la realtà regionale, perché da questi più distante od eccentrico, e peculiare perché mostra, per così dire, un diverso tasso di endogenicità, empiricamente misurabile anzitutto sulla sua diversa e, se vogliamo, a lungo più limitata reattività agli stimoli esterni. Ancora, è peculiare perché lo sviluppo locale grossetano compie sostanzialmente un percorso eterodosso, rispetto alle traiettorie più frequentate, quelle che dall'agricoltura, magari mezzadrile, sono passate per l'industrializzazione, magari “leggera” e di “piccola” e “piccolissima” impresa e, in seguito, sono approdate ad un terziario sempre più esteso, anche se non sempre “avanzato”. Da tale schematico percorso, il Grossetano si è tenuto abbastanza distante, prima “attardandosi” in una vocazione agricola che sempre più pareva farsi zavorra e, poi, dagli anni ottanta, gradualmente dotandosi di un settore dei servizi –al cui interno quelli al turismo giocavano un ruolo trainante, anche se non esclusivo– che ridisegnava l'assetto complessivo della società locale e, con quello, la storia del –preteso mancato– sviluppo locale.
Ma non si tratta di anticipare o sintetizzare quanto i saggi compiutamente illustreranno, quanto di richiamare la fecondità di un approccio storico e, per certi aspetti, anche cronologico di medio e talora lungo e lunghissimo periodo: proprio questa dilatazione temporale dello sguardo, applicata dagli studiosi partecipi della ricerca con modalità di volta in volta commisurate al proprio oggetto di indagine, illumina retrospettivamente e rende intellegibili le condizioni e le dinamiche dello sviluppo locale e, perciò, anche i loro esiti più recenti e significativi. Proprio le diverse scale temporali adottate evidenziano quanto sarebbe fuorviante rappresentarsi una dinamica trasformativa lineare e simmetrica, che da una condizione iniziale di omogeneità avesse condotto –quand'anche tramite una scansione di fasi– la società locale grossetana alla configurazione e agli assetti attuali. Al contrario, l'approccio adottato evidenzia il ruolo della stratificazione storica delle risorse ambientali e sociali di cui dispone la società locale e mostra come, in presenza di impulsi endogeni o sollecitazioni esogene, queste risorse possano essere attivate e variamente combinate, eventualmente con esiti capaci di innescare più vaste dinamiche di sviluppo locale.
Per queste ragioni, al centro dell'attenzione vi sono gli anni o le decadi della “Grande trasformazione”, il definitivo passaggio da una dominante caratterizzazione rurale ad una prevalente connotazione urbano-terziaria della società locale. Ma questo passaggio certamente epocale è comprensibile nelle traiettorie e negli esiti distintivi della realtà grossetana –anziché come mera conferma di percorsi già noti– soltanto ricollocandolo in archi e sequenze temporali più vaste, via via misurate sull'oggetto di indagine e per questo in grado di restituire le effettive possibilità di interazione tra i diversi soggetti, le strutture e le risorse, le funzioni e i progetti.
Gli studi qui offerti nascono dalla già ricordata ricerca promossa dall'Istituto Storico Grossetano per la Resistenza e l'Età contemporanea e sono stati in parte anticipati nel convegno dedicato a Le società locali nell'Italia del dopoguerra. Per una ricerca sul caso di Grosseto, tenutosi a Grosseto l'1 e 2 marzo 2001. Il convegno e, ancora, questi saggi intendevano e intendono fornire o sistemare alcune conoscenze, esplorare delle questioni, tracciare delle linee di analisi, in sostanza rilanciare una riflessione, nello spirito e nelle possibilità di una ricerca aperta, concepita per individuare problemi, raccogliere materiali e suggerire ipotesi, forse anche sperimentare un metodo.
Anche per questo, non spetta a queste pagine azzardare sintesi più o meno compiute. Ci preme soltanto richiamare, in conclusione, quei motivi forti e ricorrenti, che, per così dire, connettono le ipotesi di lettura della società locale grossetana scaturite dalla ricerca. Se dato di partenza si conferma la rilevanza degli assetti territoriali e del loro mutare –nel quadro complessivo e nelle relazioni tra gli elementi costitutivi– in corrispondenza con il mutare delle vocazioni produttive e dei progetti di mobilitazione sociale, il periodo della “Grande trasformazione” si staglia come snodo cruciale dello sviluppo locale. Si innescarono allora le dinamiche sociali ed economiche che, con tempi e traiettorie proprie e nascoste allo sguardo fuorviato dalla modellistica, avviarono un percorso di “modernizzazione” certamente peculiare: esso fu difatti orientato da una complessa miscela di sollecitazioni interne ed esterne che hanno indotto una ridislocazione del ruolo sociale dell'agricoltura, ridimensionandone l'originaria centralità e, ad un tempo, la relativa staticità, e che hanno indotto una sua, parziale, ma positiva, integrazione con altre attività economiche e produttive. Questa ridislocazione ha, inoltre, riformulato i termini della questione urbana: se storicamente il ruolo organizzatore del centro urbano era stato assai indebolito dalla tipologia e distribuzione delle attività produttive e dalle vincolanti relazioni tra queste e i diversi comparti del territorio, il recente ridispiegarsi delle diverse attività terziarie e delle residenze potrebbe proporlo come polo significativo –anche se non nucleo focale– di una rete urbana che va distendendosi simmetricamente al dispiegarsi di una società locale sempre più articolata. Resta aperto, però, l'interrogativo, ed è per il momento l'ultimo, se quella che appare una coesione ridotta della “società civile” e della classe politica non debba imputarsi proprio alla limitata polarizzazione sociale e territoriale, oltreché alla perifericità della società locale grossetana nei confronti di altre realtà regionali, più dense e centrali.
(Simone Neri Serneri)


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